Pachino E’ ritornato idealmente nella città dove nacque nell’aprile di 85 anni fa,Vincenzo Pecorella, morto in un campo di concentramento tedesco,di stenti, fame e con tutta probabilità a causa delle torture subite dai suoi aguzzini nazisti. A soli ventidue anni, il 10 aprile del 1945 a Flussemborgh, uno sperduto paesino tedesco, Vincenzo Pecorella trovava la sua tragica finee venivaseppellito, assieme a tanti altri, in una fossa comune. Con la cerimonia di ieri, alla presenza delle più alte cariche civili, politiche e militari, Pachino ha voluto dare dignità alla memoria di uno sfortunato “figlio”, che come altre decine di miglia di senza nomi, trovarono una tragica morte nei lager tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. Ma nell’immane tragedia che lasciò una profonda cicatricenel secolo “breve” e nella storia del mondo intero, e, ancor più, nella personalissima tragedia del giovane pachinese, Vincenzo Pecorella ha avuto, forse, un po’ più di fortuna di tanti altri, che a differenza rimangono tutt’ora dimenticati. Pecorella oggi un nome c’è l’ha e la sua città, 63 anni dopo la sua tragica sorte, lo ha ricordato con una lapide commemorativa, che porta inciso il suo nome,posta nel monumento ai caduti della centralissima piazza Vittorio Emanuele. A partecipare alla manifestazione c’era anche il vicepresidente del consiglio comunale Roberto Bruno. Proprio lui, durante le sue ricerche storiche, ha portato a galla la tristissima vicenda. “Gli uomini a volte smarriscono il senso della vita e si avvicinano alla ferinità delle belve seguendone gli istinti. – ha esordito il primo cittadino Giuseppe Campisi – La seconda guerra mondiale causò lutti e distruzioni senza fine dei quali non è possibile fare un preciso consuntivo. Furono migliaia i morti che raggiunsero cifre spaventose, orribili, apocalittiche. A 63 anni dalla tragica morte la città intende così ricordare un proprio concittadino vittima di una delle più tremende tragedie del ‘900. Oggi caro Vincenzo – ha concluso il sindaco - ti riconosciamo una grande dignità e ti accogliamo idealmente a Pachino con fratellanza rispetto e come punto di riferimento, di coraggio e amor di Patria per tutti noi e per i nostri giovani”. SALVATORE MONCADA |
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