ROSA
SAVARINO
LA
FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO
(estratto da Contributi alla Geografia Storica dell'agro netino,
Atti delle "Giornate di Studio", Noto 29‑30‑31 maggio 1998)
I. S. V. N. A.
LA FONDAZIONE DELLA TERRA DI PACHINO
Dal 1583 al 1714 nascono in Sicilia un centinaio di nuove terre feudali soprattutto
nella parte occidentale ed in quella centrale dell'isola; dal 1748 al 1798, i
censimenti permettono di identificare dai 20 ai 301 nuovi centri. La
struttura urbana siciliana, caratterizzata da una forte consistenza dell'area
demaníale rispetto a quella feudale, in età moderna varia sotto
l'intensificarsi del fenomeno della colonizzazione feudale2.
Il territorio della città di Noto nel corso del
Seicento non è coinvolto dal processo di colonizzazione feudale, infatti, se
escludiamo la fondazione di Canicattini Bagni3 , nel 1680, il
fenomeno è assente nel territorio di Noto, ma è attivo nei primi decenni del
Settecento e dilaga nella seconda metà del secolo. Esso si deve connettere con
lo scontro politico‑amministrativo della prima metà del '600 e con il
sistema originato dal processo di ricostruzione posteriore al sisma del 1693.
A Noto, nel XVII secolo, si era registrato lo
scontro 4 tra il clan Impellizzeri ed il clan Landolina‑Deodato‑Sortino,
che si era concluso con posizioni di equilibrio che esulavano da forme di
frammentazione politica dai tratti autonomistici e tali da portare alla
spartizione degl’interessi e del potere in modo non conflittuale e da garantire
e mantenere, nel corso del '600, l'integrità territoriale ed amministrativa
all'interno dell'università di Noto.
|
ABBREVIAZIONI: A.S.S. = Archivio di Stato di |
Sicilia del
sei e settecento, Catania, 1985; F. |
|
Siracusa; B.C.N.= Biblioteca Comunale di Noto. |
BENIGNO, Vecchio
e nuovo nella Sicilia del sei |
|
1 M. AYMARD, H. BRESC, Problemi di storia |
cento: il
ruolo della colonizzazione feudale, in |
|
dell'insediamento
nella Sicilia medievale e |
Studi Storici,
XXVII (1986), pp. 93‑107; F. BE- |
|
moderna, 1100‑1800,
in Quaderni
storici, |
NIGNO, C. TORRISI,
Città e feudo nella Sicilia |
|
XXIV ( 1973), pp. 945‑476. |
moderna, Caltanissetta, 1995. |
|
2 Sulla colonizzazione feudale: M. AYMARD, |
3
V. FICARA, Genesi e sviluppo di una terra |
|
La città di nuova
fondazione, in Storia d'Italia, |
feudale del
netino: Canicattini Bagni, in questo |
|
Annali VW,
Insediamenti e territorio, Torino, |
volume. |
|
1985, pp. 405‑414; T. DAVIES, La colonizza‑ |
4 Per la conflittualità municipale a Noto v, M. |
|
zione fiudale
della Sicilia nella prima età mo‑ |
Di MARTINO, Una
sedizione a Noto nel 1647, |
|
derna, ivi,
pp. 415‑472; T. DAVIES, Famiglie |
in Archivio Storico
Siciliano, n.s., XXIV |
|
feudali
Siciliane. Patrimoni, redditi, investi‑ |
(1899), pp. 36‑50; M. LUMINATI, Crisi locale e |
|
menti tra '500
e '600, Caltanissetta‑Rorna, |
crisi europea: la
città di Noto alla metà dei sei |
|
1985; D. LIGRESTI, Sicilia
moderna. La città e |
cento, in Atti e Memorie
dell'I.S.V.N.A., XVII |
|
gli uomini, Napoli, 1984; D. LIGRESTI, a cura |
XVIII (1986‑87), pp. 73‑112; F. BAMAMO, Di |
|
di, Comunità
di Sicilia: fondazioni, patti, rive‑ |
sordini ed
irregolarità amministrative a Noto |
|
li, Catania, 1995; F. BENIGNO. Una casa, una |
dal 1646 al
1654, in Atti e Memorie dell'I.S.V. |
|
terra.
Ricerche su Paceco, paese nuovo nella |
N.A., XII (1975), pp. 79‑102. |
Infatti, nessuna famiglia dell'oligarchia netina nel corso
del '600 era riuscita ad avviare un processo di colonizzazione nei propri
feudi.
Tale
situazione rimane invariata fino al 1693, ma nel decennio successivo al sisma,
Noto, impegnata nel processo di ricostruzione, non riesce a bloccare il
secolare piano di colonizzazione dei Platamone sul feudo Imposa, che nel 1712
porterà alla nascita della Terra di Rosolini5.
Negli
anni cinquanta del Settecento il fenomeno della colonizzazione feudale
si diffonde nel territorio netino non solo nella fascia
costiera nei feudi di Scibini6,
Bimisca, 7 Maucini e Burgio8, ma
anche nella parte
interna nei feudi
di
|
5 F. BALSAMO, i Platamone e il prima atten‑ |
ne di famiglie maltesi sarebbe lo stesso che po- |
|
tato all'integrità del territorio netino, in Atti e |
polarla coi sudditi dello stesso. Lo ius populan |
|
Memorie dell'I.S.V.N.A., X‑X1 (1979‑1780), |
di sarà concesso, dopo alterne vicende, solo il |
|
pp, 89‑96; C. SAVARINO, G. MILCERI ODDO, |
21 marzo 1792. |
|
Rosolini, un secolo di storia, 1712‑1812, Roso‑ |
8 Il feudo era di proprietà della famiglia Deo- |
|
lini, 1995. |
dato. Nel 1744 don Gaetano Deodato Moncada, |
|
6 Il fendo di Scibini, come risulta dalla rela‑ |
ancora minorenne, ottiene l'investitura feudale |
|
zione fatta da don Ignazio Truglio di Chiara‑ |
per la morte senza figli di Giacomo, suo fratello |
|
monte il 3 novembre 1774, si estende salme |
maggiore. Don Gaetano Deodato e Moncada, |
|
660 e tumoli 8, ogn'una de quali però è consi‑ |
barone di Maucini e Burgio, chiede nel novem- |
|
stente in canne 666 quadrate solite pratticarsi |
bre 1778 di popolare con gente estera il sud |
|
in quelle parti (A.S.S.‑ fondo Di Rudinì, pacco |
detto suo feudo ed ottenere il mero e misto im |
|
270). Si tratta di un feudo marittimo che, seb‑ |
pero sullo stesso e sulle nuovi abitazioni di tale |
|
bene non godesse di un'ampia fascia costiera, |
popolazione. E barone ottiene lo ius populandi, |
|
tuttavia, si estendeva nella zona meridionale |
ma il progetto viene bloccato non tanto dal |
|
del territorio netino, tra le tonnare di Marzame‑ |
l'Università di Noto, quanto dal Principe di |
|
mi e Capo Passero, in posizione strategica non |
Giardinelli il quale rivendica che dovea fram- |
|
solo per il controllo dell'attività legata alle ton‑ |
mezzarsi la distanza di tre miglia fra l'una e |
|
nare e per il controllo dell'attivitá commerciale |
l'altra popolazione. Con la lettera del 7 dicem- |
|
in genere, ma anche per il controllo dell'attività |
bre 1787 il barone don Gaetano Deodato Mon- |
|
di contrabbando che si svolgeva nei porti natu‑ |
cada torna a chiedere la concessione della ius |
|
rali presenti nel feudo; F. SAN MARTINO DE |
populandi sul feudo. H Tribunale del Real Patri- |
|
SPUCCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari |
monio esprime parere favorevole alla fondazio |
|
di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, |
ne, ma il Principe di Giardinelli, proprietario |
|
Palermo, 1927, vol. VII, pp. 337‑339. |
della limitrofa Pachino, riesce a bloccare la na- |
|
717. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit. |
scita della terra di Portopalo, alias Terranobile. |
|
vol. VII, pp. 337‑339. li 22 luglio 1775 don |
Dopo anni di lettere, ispezioni, dispacci, il re, |
|
Gaetano Starrabba e Calafato inoltra la richie‑ |
con il dispaccio dei 21 marzo 1792, si è com |
|
sta dello ius populandi sul feudo Bimisca, in |
piaciuto accordare che si stabiliscono le popo- |
|
cui vuole introdurvi una popolazione di 40 fa‑ |
lazioni negli accennati due feudi, ‑ Bimisca e |
|
miglie maltesi a di altro paese straniero, pur‑ |
Maucini ‑ colle circostanze di potersi fare, an |
|
ché non siyno degli abitanti di questo regno |
che con indigeni (‑‑‑) colla
condizione che le |
|
sulle quali esercitare il mero e misto imperio e |
suddette 2 popolazioni
contribuiscono tutti i |
|
tutte quelle facoltà che gli furono accordate |
pesi alla città di Noto, nel cui territorio sono i |
|
per la terra di Pachíno. Il Principe di Giardi‑ |
feudi, che si vogliono popolare sino a che non |
|
nelli ottiene parere favorevole dal Tribunale del |
giungeranno di esse al numero di 40 fuochi e |
|
Real Patrimonio, ma l'amministratore del Tri‑ |
riserbandosi allora la S.M. le provvedenze op- |
|
bunale del Real Patrimonio fa notare che i mal‑ |
portune, ma il mero e misto imperio veniva ac- |
|
tesi sono sudditi della S.R che ritiene l'alto |
cordato ai rispettivi baroni per le sole piccole |
|
dominio sopra quei popoli e sopra quelle isole |
contese e per l'esazione dei crediti colla mano |
|
( ... ) sicché facendosi la detta nuova popolazio‑
|
baronale. Dopo la morte di don Gaetano Deodato |
Cammaratini9 e
Carcicera10.
La richiesta e la concessione dello ius populandi
evidenziano una mutata gestione del potere. Infatti, negli anni cinquanta del
Settecento la politica di equilibrio e di chiusura che durante il '600 ha
preservato il territorio di Noto dalla frammentazione autonomistica viene
abbandonata; si avvia così il processo di smembramento del territorio netino
sia sotto l'azione di élítes esterne alla nobiltà netina sia sotto l'azione di
alcune nobili famiglie netine11.
Il fenomeno della richiesta e della concessione dello ius populandi nella seconda metà dei Settecento, se assumiamo la prospettiva della distribuzione del potere e dei dominio tra la nobiltà netina, apre la possibilità ad una rilettura della storia sociale e politica di questa comunità: le famiglie Landolina‑Deodato-Trigona monopolizzano tutte le richieste di íus populandi. Pertanto, la colonizzazione feudale nel territorio netino, nel secondo Settecento, si deve far rientrare nella logica di divisione e controllo del potere che trova nella forma dell'autonomismo territoriale lo strumento giuridico principale.
Le concessioni dello ius populandi determinano il
cambiamento della geografia dell'agro netino, in quanto portano alla fine del
diciottesimo secolo e nei primi decenni del diciannovesimo secolo, nella fascia
costiera tra le tonnare di Marzamerni e Capo Passero e dei porti di Portopalo e della Marza,
|
Moncada, nel 1780, il feudo ed il titolo nobiliare |
riceve investitura feudale con il titolo di barone |
|
passò alla figlia donna Girolama Deodato e Por‑ |
per la morte dei padre. Nella seconda metà del |
|
zio, moglie di don Giovanni Lucchese Palli Plata‑ |
'700 don Girolamo Landolina Alberti, Principe |
|
mone. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 1, pp.
477‑480. |
di Torrebruna, chiede ed ottiene lo ius populandi e
procede alla costruzione di Eliopoli, ma il |
|
9 Il feudo di Cammaratini, ricadente nel ter‑ |
piano di costruzione della nuova terra viene ab |
|
ritorio di Noto, ottiene lo ius populandi l'8 |
bandonato per il mancato interesse e finanzia |
|
maggio 1756. 11 feudo appartiene al Principe di |
mento da parte del fondatore, come sostiene L. |
|
Torrebruna, don Giacomo Landolina Alberti, |
Di BLAsi, Architettura ed urbanistica a Noto |
|
marito di Agnese Deodato Moncada, figlia di |
nell'opera di Vincenzo Sinatra, architetto del |
|
Carlo Deodato, barone di Maucini e Burgio. |
'700, Noto, 1990, p. 19. Alla morte di don Giro |
|
Girolamo Landolina Alberti muore nel 1777. Il |
lamo Landolina Alberti ed in forza dei capitoli |
|
feudo di Cammaratini viene venduto ed acqui‑ |
matrimoniali il feudo passa al genero, don Fran~ |
|
stato, nel 1778, pro persona nominanda da don |
cesco Parisi Caracciolo, marchese di Ogliastro, |
|
Francesco Maria Parisi Caracciolo che, nel |
che riceve investitura nel 1780. F. SAN MARTI |
|
1786, riceve investitura feudale con il titolo di |
NO DE SPUCCHES, Op.cit.,vol. Il, pp. 266‑268. |
|
barone. Don Francesco Parisi Caracciolo aveva |
1 11 Delle sei richieste di ius populandi di cui |
|
sposato Giovanna Landolina Deodato, la pii‑ |
noi abbiamo notizia solo sui feudi di Scibini e |
|
mogenita di Girolamo Landolina Alberti. Per il |
Maucini e Burgio si arriva alla costruzione di |
|
titolo di barone di Cammaratini v. F. SAN |
un nucleo abitato stabile, mentre negli altri casi |
|
MARTINO DE SPUCCHES, op. cit., vol. 11, pp. |
il progetto si blocca dopo fasi diverse o per la |
|
149‑151 e per il titolo di Prinpipe di Torrebruna |
morte del proprietario o per il disinteresse degli |
|
v. F. SAN MARTINO DE SPUCCHES, Op. cit., vol. VIII, pp.
82‑83. |
eredi. Si rirnanda in altra sede per uno studio
sistematico sul fenomeno della colonizzazione |
|
Nel 1723 don Girolamo Landolina Alberti |
feudale a Noto nel corso del Settecento. |
alla fondazione di due nuove Terre feudali: Pachino e
Portopalo12 .
Il presente intervento vuole
chiarire alcuni momenti ed alcune incognite della fondazione della Terra di
Pachino. Cercherò, pertanto, di tracciare la storia della fondazione di questa
Terra dal 1756 al 1770, grazie alle fonti di carattere civile ‑le lettere
dei giurati di Noto, i libri rosso e gìallo ‑ e l'archivio della famiglia
Starrabba, marchesi di Rudini. Grazie al considerevole apporto di questo
materiale documentario è stato possibile uscire dal vago e dal generico,
distinguendo la tradizione popolare e le credenze da affidare alla narrativa,
dai dati documentati e documentabili, seguendo anno dopo anno i problemi della
nuova Terra e pervenendo ad una lettura abbastanza organica ed omogenea di quel
quindicennio cruciale che porta alla fondazione di Pachino.
Il principe di Giardinelli, don
Gaetano Starrabba e Calafato 13 il 24
aprile 1756 inoltra 14 una carta al
viceré sollecitando la concessione di
fare una popolazione nella sua baronia di Scibini 15. Il viceré Fogliani, a seguito della consulta
del Tribunale del Real Patrimonio, accorda la grazia l'8 maggio 1756 e dà
comunìcazione al principe, con il dispaccio del 26 maggio dello stesso anno.
La nuova Terra, chiamata Pachino, sorgerà nel feudo di Scibini a
due miglia di
|
12 In un documento del 1809 ‑ si tratta di un |
costruzione di Pachino, voluta da don Gaetano |
|
questionario statistico inviato a tutte le comuni |
Starrabba, è realizzata grazie alla collaborazione |
|
tà delle regno ‑ i giurati di Noto definiscono |
del fratello, don Vincenzo Starrabba F. SAN |
|
Portopalo, alias Terranobile, villaggio suburbo. |
Martino De Spucches, op.cit., vol. V, p. 341 |
|
di Noto ( ... ) composto di una popolazione na‑ |
sostiene che don Gaetano Starrabba e Calafato |
|
scente che può formare n. 450 persone. Nello |
abbia ottenuto il titolo di barone di Pachino. |
|
stesso documento vengono menzionate le comu‑ |
Don Gaetano Starrabba e Calafato è citato nei |
|
nità di Pachino, Rosolini, Canicattini Bagni ed |
documenti d'archivio come il conte di Pachino e |
|
Avola limitrofe alla città demaniale di Noto. Il |
tale titolo viene trasmesso dopo la sua morte, |
|
documento non fa riferimento alle costruende |
come risulta dal testamento, al figlio, don Pietro |
|
terre sui feudi di Cammaratini, Carcicera e di |
Starrabba e Buttiglieri. |
|
Bimisca a riprova dei fatto che il piano di colo‑ |
14 Gli studi fin qui condotti hanno ipotizzato |
|
nizzazione feudale in questi feudi viene ben pre‑ |
che il Principe si sia adoperato per la fondazio |
|
sto abbandonato. A.S.S.‑ fondo Rau, pacco 180. |
ne della terra spinto dall'áttività portuale della |
|
13 Don Gaetano Starrabba, dei principi di |
tonnara di Marzamenti, dalla vicinanza di due |
|
Giardinelli, apparteneva ad una delle più anti‑ |
porti facilmente fruibili e a seguito degli scontri |
|
che e nobili famiglie di Piazza. La famiglia |
con il governatore di Piazza. Queste motìvazio |
|
Starrabba nel 1573, nella persona di Raffaele |
ni, sebbene incidenti, sicuramente *non furono |
|
Starrabba, eredita per testamento della madre, |
determinanti per mettere in moto la macchina |
|
Ippolita Sortino, il feudo Scibini e Bimisca, Da |
burocratico‑anmúnistrativa. La, fondazione della |
|
questo momento fino alla soppressione della |
terra di Pachino s'inserisce nella strategia di |
|
feudalità, il feudo è di proprietà della famiglia |
potere di una famiglia nobiliare. Se assumiarno |
|
Starrabba. Don Gaetano Starrabba eredita il |
questa prospettiva di lettura quella che appariva |
|
patrimonio paterno e l'8 novembre 1757 ottie‑ |
come uno scontro fra il patriziato urbano ed un |
|
ne un seggio in parlamento di Sicilia come pari |
signore titolato può essere riletto come un con- |
|
dei regno. Gaetano Starrabba muore a Palermo |
flitto svoltosi essenzialmente entro i gangli della |
|
nel 1796 e per volontà testamentaria chiede di |
nobiltà netina. |
|
essere sepolto nella nuova chiesa di Pachino, |
15 A.S.S., Fondo Di Rudini, pacco 152. Di- |
|
previa imbalsamazione del cadavere. L'opera di |
spaccio del 26 maggio 1756. |
distanza dalla costa,
sarà popolata da greci cattolici che giungeranno nel feudo dall'Albania o da
altra parte della Grecia o dall'Illirico 16
a spese del feudatario. I coloni godranno, per un periodo di 25 anni, della
franchigia delle tande e donativi ordinari e straordinari, ma, trascorso questo
periodo, saranno soggetti a tutte le tasse come gli altri cittadini del regno.
L'Università di Noto continuerà a percepire la gabella del macino in quella
quantità e qualità che al presente la percepisce.17
Qualche anno più
tardi, con una lettera dell'aprile 1758, il principe torna a chiedere di poter
fare una popolazione per assicurare la coltivazione del feudo Scibini, allora
quasi incolto anche se parzialmente abitato dai coloni. Il 26 agosto 1758, il
re concede al Principe di Giardinelli per la seconda volta lo ius populandi sul
feudo. Il dispaccio del 1758 lascia invariate le clausole relative alla
distanza dalla costa, alla nazionalità dei nuovi coloni, ma precisa che le
nuove popolazioni, tanto gli albanesi, quanto i greci saranno sottoposti al
mero e misto imperio con restar illesa alla città di Noto la giurisdizione del
mero e misto impero ( .... ) di maniera che al presente la gode e di poterla
sempre esercitare tanto nel civile che nel criminale sopra l'altre persone che non
siyno Albanesi o Greci o suoi discendenti18.
Le gabelle continueranno ad essere versate all'Università di Noto, ma, nel caso
in cui si registrerà un aumento dovuto alla nuova popolazione, il Tribunale del
Real Patrimonio intese le parti della città di Noto ( ... ) e del principe di
Giardinelli esaminerà il contraddittorio suddetto e deciderà conformale
sentenza se il futuro eventuale augumento di tali gabelle derivate di talune
nuove popolazioni appartenga o no alla giustizia di detta città di Noto 19.
I giurati di Noto spediscono, nell'agosto 1759, una lettera al vicerd in cui dichiarano l'illegittimità di tale concessione, data dal viceré senza il previo esame delle raggioni di questa università e si oppongono alla costruzione di Pachino per non venir pregiudicata la sua potenza, per non arguire la spopolazione di detta università e per la minorazione delle gabelle in sommo pregiudizio della reale azienda. 20
Il 1° dicembre 1760
il Principe di Giardinelli riceve l'esecutoria del Real Diploma con la facoltà
di popolare di Greci Cattolici il feudo di Scibini, in seguito alla quale versa
al regio erario la somma di 1.000 ducati21.
|
16 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152. Di‑ |
cutoria del 1 dicembre 1760. Nell'A.S.S., Fondo |
|
spaccio del 26 maggio 1756 |
Di Rudini, pacco 307, abbiamo trovato una ri |
|
17 A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco 152 di‑ |
capitolazione degl'introiti e degli esiti relativi al |
|
spaccio dei 26 maggio 1756 |
periodo 1760‑1770 in cui vengono menzionati |
|
18 A.S.S.,
Fondo Di Rudinì, pacco 258, di‑ |
alcuni capitoli di spesa: |
|
spaccio dei 26 agosto 1758 |
‑ spese pagate in Napoli ed in questa capitale |
|
19 A.S.S.,
Fondo Di Rudinì, pacco 258, di‑ |
per il privilegio ottenuto di popolare il feudo di |
|
spaccio del 26 agosto 1758 |
Scibini oggi Pachino, unitamente al titolo di |
|
20 B.C.N.,
Libro Rosso, f. 389 |
conte: onze 150 |
|
21 A.S.S.,
Fondo Di Rudinì, pacco 218, ese‑ |
‑ per le fabriche di detta Terra e per le que‑ |
Nella fase di progettazione della Terra, per evitare il
conflitto e per puntare invece su una larga convergenza nella classe dirigente
netina, gli Starrabba potevano contare a Noto sull'intesa politica,
sull'appoggio e sulla collaborazione dei Trigona22
e dei Di Lorenzo23. Noto si oppone al
piano di costruzione della Terra e cerca di difendere le proprie prerogative
giuridiche e fiscali con l'esito di ritardare l'iter di autonomia territoriale
di Pachino. L'opposizione dell'Università di Noto è motivata dalla sottrazione
di popolazione che indeboliva la base impositiva su cui si reggeva il sistema
del prelievo urbano, inducendo di conseguenza ad un tendenziale declino del
gettito delle gabelle. L'opposizione alla costruzione di Pachino coinvolge
anche la chiesa locale. Il parroco di San Nícolò di Noto 24 invia una lettera
al Tribunale del Real Patrimonio in cui dichiara che l'attentato del principe
di Giardinelli è lesivo tanto alla cura delle anime, alla giurisdizione mia
soggetta e ai reali interessi ed al patrimonio di questa città, non meno che al
buon regolato governo delle città tutte di questo regno. 25
Nel dispaccio del 1756, confermato dal dispaccio del 1758 e
rivendicato dall'esecutoria del 1760, il sovrano ha disposto che la nuova Terra
fosse popolata con gente non soggetta al dominio del Nostro Regnante 26 ma di religione cattolica. Ma, nel 1761, il
Principe vede arrivare nel feudo di Scibini molte famiglie albanesi e maltesì
ed inoltra formale richiesta al Tribunale del Real Patrimonio allorché siano
considerati come gente che costituisce habitatione 27 . La richiesta dei principe è accolta e tutti
i coloni giunti e che giungeranno nel feudo di Scibini ‑ i greci, gli
albanesì ed i maltesi ‑ godono di tutte le esenzioni che il sovrano ha
accordato al momento della concessione dello ius populandi. Nonostante tutto,
Noto continua il piano di ostruzionismo nei confronti dei principe e della
Terra di Pachino, contestando la giurisdizione del mero e misto impero.
La giurisdizione dei mero e misto imperio nel dispaccio del
1756 veniva
|
stioni sostenute coll'università di Noto e Spac‑ |
Anna Di Lorenzo, la nonna di Gaetano Starrab- |
|
caforno motivo per cui accesse un commissa‑ |
ba e Calafato. |
|
rio per ordine del governo: onze 15.000 |
24 La chiesa del SS. Crocifisso di Pachino |
|
‑ diverse soggiogazioni fatte dopo la dichia‑ |
era sotto la giurisdizione del Vicario della |
|
razione dell'111. Principe della somma di onze |
chìesa di S. Nicolò di Noto. In una lettera del |
|
15.000 per provare che detta dichiarazione |
1 dicembre 1767, Michele Bocchieri ‑ gabel |
|
non fu fittizzia. |
loto del feudo Scibinì ‑ scrive al Principe V.E. |
|
22 1 Trigona e gli Starrabba erano legati da |
s'impegni per sottrarre dalla ridicola giuri- |
|
vincoli parentali ed avevano messo a segno nel‑ |
sdizione del vicariato di Noto questa chiesa, |
|
la città di Piazza rapporti dì collaborazione per |
se quella città non riconosce Pachino nella |
|
l'acquisizione di San Cono nel 1554, per l'ae‑ |
laica Real giurisdizione, molto maggiormente |
|
quisizione di San Cusimano nel 1578 oltre al |
ne punto ne molto deve dipendergli nell'ec- |
|
piano di acquisizione e di controllo delle doga‑ |
clesiastico (A.S.S., Fondo Di Rudinì, pacco |